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L’economia civile come berillo intellettuale

1. Introduzione

Pur con le diversità delle posizioni in campo, è un fatto che la riconsiderazione dei fondamenti del modello di economia di mercato oggi dominante costituisce uno dei temi di maggior interesse e di più aspro confronto del dibattito culturale e filosofico odierno. I mercati – che sono il precipitato di sistemi di valori e di progetti politici – non sono tutti uguali. C’è un mercato che riduce la diseguaglianza sociale e uno che invece la fa lievitare. Il primo si dice civile, perché dilata gli spazi della civitas mirando ad includere tendenzialmente tutti; il secondo è il mercato incivile, perché tende a escludere e a mantenere in esistenza le “periferie esistenziali”. Nell’attuale modello di capitalismo finanziario svolge la funzione egemonica il secondo tipo di mercato, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: le diseguaglianze sociali aumentano in una misura ignota alle epoche precedenti; la democrazia è posta al servizio del mercato; il degrado ambientale avanza a ritmi non più sostenibili; e altro ancora.

E’ quando ci si confronta con una realtà del genere, e si desidera uscire dalla “notte del pensiero” nella quale l’attuale passaggio d’epoca ci forza a rimanere, che sorge spontanea la domanda se non è per caso nelle pieghe del paradigma dell’economia politica che si celano le cause profonde di quanto si osserva. Ebbene, la tesi che questo scritto difende è che le cose stanno proprio in questi termini e dunque che la ripresa del paradigma dell’economia civile costituisce, nelle odierne condizioni storiche, una credibile via d’uscita dal nostro “disagio di civiltà”. La crisi attuale – anche questa è eterogenesi dei fini – ha creato le pre-considizioni culturali idonee per comprendere la rilevanza di una visione dell’economia e della finanza diversa da quella del mainstream del paradigma dell’economia politica. Come dirò, l’economia civile è una tradizione di pensiero che, per salvare il mercato come istituzione sociale, lo richiama alla sua vocazione antica e< originaria di essere alleato del bene comune, di rappresentare un luogo di libertà e di socialità.

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