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Disobbedienza o Resa

La distruzione della didattica come “missione” irrinunciabile dell’università e la persecuzione burocratica sono diventati da tempo un obiettivo e un metodo apparentemente irrinunciabili per le politiche della valutazione e del merito. Parlamento e governo, in questi ultimi mesi, hanno dato altri due sonori ceffoni a coloro che ancora si attardano – con patetica ostinazione – a difendere l’idea che la trasmissione del sapere è importante quanto la sua produzione e dovrebbe dunque essere adeguatamente valorizzata e incentivata.

All’inizio di agosto, in occasione della conversione in legge del decreto 24 giugno 2014, n. 90, deputati e senatori hanno votato senza fiatare un emendamento con il quale si ribadiva che «la qualità della produzione scientifica dei professori reclutati dagli atenei all’esito dell’abilitazione scientifica nazionale è considerata prioritaria nell’ambito della valutazione delle politiche di reclutamento». Si lascia così implicitamente al buon cuore di questi professori la qualità del servizio garantito ai loro studenti, a partire dal tempo dedicato a lezioni, ricevimento, tesi. E non si offrono certamente ai Rettori solide ragioni per considerare prioritaria la lotta alla sistematica sottovalutazione dei doveri appunto didattici dei docenti. Un articolo pubblicato su una rivista con un impact factor elevato aiuta a risolvere ogni problema…

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